Conversazione con Giovanni sui destini dell’Umanità.

È sabato. E come in ogni sabato estivo, ad attendermi c’è un porto sicuro.
La Darsena.
Sta sera alla Darsena suona un ragazzo, che ho già sentito di sfuggita qualche anno fa a Roma, ma che non conosco affatto.
Lui si chiama Giovanni Truppi, è di origini partenopee, ma vive a Roma, va dal pazzologo 2 volte a settimana e in capa sua ci sta tutto l’universo. Pare una persona simpatica. Pare un artista interessante.
Pare che andarlo a sentire e fotografare sia una buona idea.
Pare che andrò.

E finisce che ritrovi il Motta che non vedi da secoli, e che Truppi è davvero simpatico, e calmo e pacato. Che Francesco e Luciano son tipo due folletti dispettosi, ma insieme sono un trio pazzesco.
Il live ha forza, ti fa rimanere con gli occhi incollati al palco e le orecchie spalancate, diverte e fa riflettere.
La richiesta dei bis pare non avere fine, ma le continue richieste non sembrano un problema, ogni volta lo si vede rientrare, Giovanni, con un sorriso timido, imbracciare la chitarra e riprendere a suonare.
Giovanni è bello da vedere, è instancabile, è di una naturalezza bestiale, è come se sul palco ci fosse nato e cresciuto, racconta con pacatezza e genuinità il suo mondo. E verso la fine mi ritrovo ferma come ipnotizzata: messa via la macchina fotografica mi godo gli ultimi pezzi che sono un’epifania fantastica per la mia mente contorta, mi aprono riflessioni e mondi che fino a quel momento mi erano rimasti sconosciuti… per cui, finito il concerto non posso che acconsentire con entusiasmo enorme alla richiesta di Francesco di fare una sessione di foto in notturna.

Nel frattempo ci sono chiacchiere, birre, mojiti, smontaggio, carico, saluti, amici, sigarette, pause.
E poi arriva l’alba. E so che è qui per noi. 🙂
Si fanno poche foto.
Sul lago.
Con un nuovo giorno in arrivo.
È ieri, ma allo stesso tempo è anche domani.
Sono sveglia da 26 ore.
Sono stanca.
Eppure.
Sono i 20minuti più divertenti che io abbia passato da molto tempo a questa parte.

Ci salutiamo, tra ringraziamenti ed abbracci,
ci rimandiamo a prestissimo.
Ed io me ne torno a casa
con un pugno di scatti magnifici,
qualche certezza in più
ed una leggerezza d’animo che solo una mattina di quasi estate può contemplare.

B.

 

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